The Many Things You Can Do on a London Bus

The red double decker bus: a London trademark and almost my second home.

If I can avoid the tube I will, for a number of reasons including me being slightly claustrophobic and the tube being just horrible. I just prefer buses. To be fair, buses can be horrible too, especially when they make you wait forever in the cold London nights or when “the destination of this bus has changed, please listen for further announcements”.

Once you are on it, though, you are quite likely to get a seat and you’ll have an average of forty-five minutes all to yourself. I invite you to enjoy the ride with some of the activities listed below!

  • First, my favourite one: read a book. I don’t work in publishing for nothing! I am almost happy when the bus gets stuck in traffic, because I can finish the chapter!
  • Do your make up. This has been a stable part of my morning routine since the early days. Why would I waste fifteen minutes of sleep when I still have fifty minutes to spend idly on the bus? I call this “efficient time management”.
  • In case you are not a make-up person, just sit next to one of us make-up artists in action and marvel at the transformation happening!
  • Take a nap. A ten minutes snooze on your commute back from work will get you to after work drinks fully recharged!
  • Write a blog post. Yep, if you’re wondering, this post was first drafted on a bus ride!
  • Just look outside! My Inner Tourist loves watching the different areas of London unfurling in front of her very eyes and the city changing drastically. Some of my favourite panoramic routes include the 76, especially the bit from pretty residential De Beauvoir Town to trendy Old Street and through to magnificent St. Paul’s, and the 38, that goes from semi-rough, semi-hipster Clapton down to very sexy Angel and Farringdon, trudging through the touristy hell that is Piccadilly Circus and over to the West.

That being said, if you are in a rush, please do take the tube!

selfie, bus, London
Oh, go on then, take a selfie!

Come passare il tempo sul bus

I double decker rossi: un simbolo di Londra e quasi la mia seconda casa.

Se c’è da evitare la metro, io sono in prima fila: innanzitutto sono vagamente claustrofobica e, in secondo luogo, la tube è semplicemente orribile. Alla tube preferisco i bus. A onor del vero, anche i bus sanno essere orribili, ad esempio quando si fanno aspettare per ore nella fredde notti londinesi o quando decidono di lasciarti a metà strada con il temuto annuncio “the destination of this bus has changed, please listen for further announcements”.

Una volta saliti e seduti, perché molto probabilmente un sedile per il vostro stanco sederino ci sarà, avrete una media di quarantacinque minuti tutti per voi, che potreste impiegare con una delle attività sotto suggerite.

  • Leggere un libro. La mia preferita, che non lavoro nell’editoria mica per niente! Se il bus arranca nel traffico per me è quasi meglio perché almeno posso finire il capitolo!
  • Truccarsi. Rimontarsi la faccia sull’autobus è ormai parte della mia routine mattutina dalla notte dei tempi londinesi. D’altronde, perché buttare via quindici preziosi minuti di sonno quando ne devo passare altri cinquanta su un autobus a far nulla? Io questa la chiamo efficienza!
  • Fare un pisolino. Dieci minuti di sonno di ritorno dal lavoro sono il modo perfetto per ricaricarsi in vista dei work drinks.
  • Scrivere un blog post. Sì, se ve lo state chiedendo, questo post è nato su un bus!
  • Guardare fuori! La turista in me si esalta a guardare dal finestrino la città srotolarsi e cambiare faccia di area in area. Alcuni dei miei bus panoramici preferiti: il 76, specialmente la parte tra le casette residenziali di De Beauvoir Town, passando per Old Street fino alla grandezza di St. Paul’s, e il 38 che parte da Clapton, mezza hipster mezza ghetto, scende giù per Angel e Farringdon e corre verso West London passando per quel baraccone di turisti che è Piccadilly Circus.

Detto ciò se avete fretta, per carità prendete la tube!

bus
E fattelo un selfie sul bus!

Italiana in Canada: il cottage sul lago

Durante la mia lunga vacanza canadese, ho trascorso quattro giorni in un cottage su un lago chiamato Shadow Lake, con le mie amiche Z e R. A parte che pareva il copione di un film horror e io sono facilmente impressionabile (troppi episodi di “Criminal Minds”!), sono stati quattro giorni di perfetta estate canadese.

Trascorrere l’estate in un cottage significa indossare sempre e solo pantaloncini e costume, leggere in veranda o sul moletto privato con una tazza di caffè, nuotare nel lago, dondolarsi pigramente sull’amaca mentre il sole estivo filtra tra dalle fresche frasche. Vi dirò, il percorso dal letto alla veranda al molo è assai più piacevole del mio abituale commute Haggerston-London Bridge.

Al cottage ho imparato che si può cucinare quasi tutto sul barbecue o sul fuoco e tutto avrà un sapore migliore. Ho imparato che se il vento ti soffia il fumo addosso devi strillare “White rabbit!” e sventolare le mani per mandarlo via; di sicuro c’è uno studio scientifico dietro! Ho finalmente assaggiato gli s’mores, marshmallow arrostiti sul fuoco e messi tra due biscotti al miele e un pezzetto di cioccolato a mo’ di panino, cosi buoni che a pensarci sento un vuoto emotivo!

Abbiamo passato tutte le sere attorno al fuoco a chiacchierare, bere birra e guardare le stelle. Metteteci che davanti a cielo stellato perdo ogni dignità, aggiungeteci una stella cadente e un’Orsa Maggiore bella luminosa (che non si chiama Big Bear in inglese), e avete una me sul punto di sciogliersi!

Ci sono anche stati degli incontri con la fauna locale: abbiamo ricevuto una visita di benvenuto da un chipmunk (tecnicamente, scoiattolo striato americano); una coppia di ragni giganti (tecnicamente, orribili ragni schifosi) ha conquistato il territorio del molo la seconda sera e ci ha costrette a bere il nostro aperitivo serale in tensione, pronte a saltare in acqua in caso di attacco; una creatura sconosciuta ha fatto capolino nell’acqua in lontananza e ci piace pensare che fosse una lontra.

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Il nostro molo, ora territorio dei ragni!

Se avessimo incontrato orsi vi assicuro che saremmo state preparate: a detta di una nonna canadese, gli orsi si spaventano con un acuto shoooo!

An Italian in Canada: the Cottage

Four days of my Canadian holiday were spent in a cottage on Shadow Lake with my two friends, Z and R, respectively British and Canadian. Despite the fact that it was the perfect setting for a horror movie and my mind is very impressionable (too many Criminal Minds episodes) I loved every single moment of this very Canadian summer experience.

Summer in a cottage means spending most of your time in shorts and bikini top, reading on the deck with a cup of coffee or swinging on a hammock, blinking in the sunrays peeking through the foliage. The commute between bed, screened porch and deck is much more pleasant than my usual Haggerston-London Bridge journey.

When in a cottage you learn that almost everything can be cooked on a barbecue or campfire and that it usually tastes better! I learned that when the wind blows the smoke in your direction you have to scream “White rabbit!” while you wave it away. There must be some scientific Canadian study that proves this! I finally tried s’mores, i.e. a roasted marshmallow sandwiched between two Graham Crackers together with a piece of chocolate: it’s probably the best treat you could ever taste!

Our nights were spent around the campfire, sipping beer, chatting and stargazing: I spotted one shooting star, admired the most stunning night sky, recognised the Big Dipper and learned that that’s its English name, not Major Bear!

We also had close encounters with wildlife: cute chipmunks paid us a welcome visit on our first morning; a horrible couple of giant spiders reclaimed the deck as their own territory and we had to sip our evening aperitivo on the edge, ready to jump in the lake, had they tried to attack; an unknown creature was spotted crossing the lake and we like to think it was an otter!

Canadian cottage deck
The spider’s realm

What we did not encounter was a bear, which we would not have feared at all because we were prepared: as a Canadian granny teaches, you have to scare bears by making noise. A high pitched “shooo” will do.

Italiana in Canada: Toronto

Questo settembre ho battezzato il mio passaporto nuovo di zecca con un bel timbro canadese. La vacanza è stata documentata incostantemente su Instagram, da brava blogger incostante quale sono! È giunto il momento di aggiungere una manciata di parole a quella manciata d’immagini filtrate.

Toronto ha destabilizzato la mia concezione europea di strade e città, con la sua struttura a griglia e vie lunghissime che mantengono lo stesso nome dall’inizio alla fine. In parole povere, tu ed io potremmo essere entrambi su Dundas Street e trovarci ai capi opposti della città. Il lato positive è che, posto che tu ed io si cammini sempre in linea dritta, a un certo punto ci incroceremo. Sempre che io non mi sia fermata in uno dei tanti meravigliosi negozi, caffetterie o ristorante sulla via.

A Toronto ho comprato tre quarti dei regali per Natale 2016, bevuto deliziosi caffè freddi (28 gradi e sole per diciotto giorni filati, Canada ti amo!), mangiato cibo prelibato a ogni singolo pasto. A onor del vero, non ho assaggiato nessun piatto tipicamente canadese, se non per le pannocchie arrostite e gli s’mores; ad ogni modo, qualsiasi cucina provassimo era immancabilmente prelibata. Se dunque i canadesi prendono il cibo sul serio, io italiana non posso che andarci d’accordo!

A Toronto ho assistito alla mia prima partita di baseball e mi sono entusiasmata tanto da comprare un originale cappellino dei Blue Jays, che ha poi fatto parte del mio outfit da ritorno al lavoro. E comunque, chi non s’innamorerebbe di un gioco in cui i giocatori scelgono da sé la propria canzone di entrata e uno di essi sceglie Daddy Yankee? il baseball ha riesumato la zarra che è in me, mentre m’ingozzavo di popcorn e hotdog e mandavo tutto giù con della birra canadese.

Toronto si affaccia sul Lake Ontario, che è tanto grande e blu da sembrare un oceano e, dunque, soddisfare la mia anima mediterranea.

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Hello, Toronto!

Toronto mi ha fatto innamorare tanto da considerare di trasferirmici, ma, realisticamente, l’inverno laggiù è FREDDO, e quindi indossare il mio cappellino dei Blue Jays una volta a settimana basterà come dichiarazione d’amore!

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Faccia da anatra canadese