Five Years

It is again the time of the year when I go through my life decisions and the milestones I accomplished in life: my London anniversary! This year I reach the gloriously round number of five, and as a five-year-old Londoner I can:

  • Remember my address and phone number. In fact, I still remember all the four east London addresses I’ve changed in these five years, all their flatmates and their mould spots (the addresses’, not the flatmates’).
  • Name at least four colours. I could name eleven, and I’d use them to indicate the tube lines, except I’ve been living here for five years, I’m over that phase.
  • Purposefully make an effort to please and be liked by my friends. Most of the times I make tea for my colleagues and I even learned how to carry more than one cup per hand. Sometimes, though, I’m cranky and cannot be bothered to do the jugglery show and I make coffee just for myself and it’s mine, you can’t have it!
  • Understand the basic concept of time. Basically, everything in London is forty-five minutes away; unless you want to take the bus, in that case don’t forget to pack a toy.
  • Understand what household objects are used for, such as money, food, or appliances: unfortunately, the money is never enough, with these extortionate London rents, but the food is generally good, despite its reputation. I also learned to use appliances such as the iron and the diffuser, because I’m a big girl now!

Next year will be even more exciting, because I turn London-six. If Brexit interferes, at least I’ll be able to say I’ve never fallen into the trap of growing up!

London skyline
One happy evening, when everything looked pretty and even the Thames looked less toxic!
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Cinque anni

Oggi è un giorno speciale. È il giorno in cui riesamino tutte le mie decisioni e i traguardi che ho raggiunto nella vita: è l’anniversario del giorno in cui mi sono trasferita a Londra! Quest’anno compio cinque anni londinesi, e in quanto cinquenne sono capace di:

  • Recitare a memoria il mio indirizzo. In realtà mi ricordo tutti e quattro gli indirizzi delle case cambiate in questi cinque anni, tutti i coinquilini e tutte le macchie di muffa.
  • Nominare almeno cinque colori diversi. Ne potrei nominare ben undici e utilizzarli per distinguere le altrettante linee della metro, ma ormai sono qui da cinque anni e non lo faccio più.
  • Fare uno sforzo per far piacere ai miei amici. La maggior parte delle volte mi offro di fare il tè per le mie colleghe ma a volte non ho voglia e preparo il caffè solo per me, è mio e no, non potete averne un po’!
  • Capire a grandi linee il concetto di tempo. A grandi linee, ogni cosa a Londra è a quarantacinque minuti di distanza, salvo che non si voglia andare in autobus; in quel caso non dimenticare di portare un giocattolo.
  • Capire a cosa servono oggetti comuni come soldi, cibo ed elettrodomestici. I soldi non sono mai abbastanza con questi affitti esorbitanti, mentre il cibo è migliore del previsto, nonostante la reputazione. Ora utilizzo con sicurezza elettrodomestici quali ferro da stiro e phon con diffusore, perché sono una bimba grande.

L’anno prossimo faccio sei anni, altro traguardo importante. Se Brexit mi ferma prima, almeno potrò dire di non essere mai cresciuta, come Peter Pan.

London skyline
Unico giorno in cinque anni che il Tamigi non sembrava tossico!

Ruminare

Ovvero quella cosa disgustosa che fanno le mucche, i cammelli e tutti gli animali del sottordine dei ruminanti.

A questa famiglia di vertebrati dalla mandibola ballerina si aggiungono gli esseri umani fatti di nonmiricordoqualedroga, seppur il termine tecnico sia smascellare.

La sottoscritta è una luminare del ruminare: innanzitutto se il menù prevede carne mi tocca passare più tempo ruminando che conversando coi miei commensali, ché c’ho i denti e la mandibola deboli e forse nella vita precedente ero uno koala con la dentiera; in più, sono ipocondriaca e ho paura di strozzarmi se non mastico con sufficiente impegno!

Curiosità: una forma più rara di ruminare è digrumare e deriva dal toscano.

La parola ruminare non la userò mai più in un contesto scritto, perché il numero di volte che ho digitato rimunare invece che ruminare è imbarazzante: se mi cercate, mi trovate nell’angolino della vergogna, dove ruminerò la mia scarsa coordinazione cervello-polpastrelli. Ruminare è qui utilizzato in senso  figurato.

Travelismi: a Weekend in Faro

Winter is now officially over but it has been cold, long and dreary and south-bound Ryanair flights are at their cheapest in February, so there is no valid reason not to book a sun-scape to Faro, Portugal.

Faro is actually a lovely city with a reasonable number of tourist attractions, but we were there with the sole purpose of catching some sunshine and therefore we ticked none of them, except the beaches and the restaurants. We chose, instead, to spend our time as if we were locals, sitting at the beach, strolling around, drinking cheap but delicious wine outside.

Still I collected some suggestions that you might find useful, regardless of the level of touristic-ness you want you achieve.

Visit: Ilha Deserta, one of the uninhabited islands in the Ria Formosa national park, with miles and miles of beach and only one (pricey) restaurant; The Old city, inside the city walls.

Drink: glasses of delicious wine for 2 euros. We particularly liked the Se7e Pedras, in Travessa dos Arcos, which you can translate into Arch Alley and it’s a lovely little street in itself.

Eat: seafood. I suggest the garlic fried shrimps, anywhere, but especially at O Palhacinho in the food market. A note: fried here means pan fried, not battered and deep fried; garlic indicates that slices of garlic are floating the oily pan. Scoop the oily garlic with some fluffy Portuguese bread.

Go: to the beach, only a 20 minute bus ride away. Soak up the sunshine and eat some more fried shrimps.

Take pictures of: pretty balconies, tiled walls and stork nests on the city walls and on lampposts!

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Had I been able to, I would have brought back the sunshine, the sea waves and their soothing sound, the wine and garlic fried shrimps, and maybe a pretty tile or two.

On the other hand, I was glad to leave behind the smoking in bars and restaurants. It’s great at first, when you are smoking, drinking wine and listening to a Farense singer, all at once (I realised I can actually multitask!); it’s a whole different story when you come back home smelling like an ashtray.

Analogico

Analogico è tutto quello che non è digitale e che quindi piace a me.  Orologi analogici, schermi analogici, appunti analogici, fatti di carta che si ingiallisce e scarabocchi che non si possono cancellare. Analogico suona antilogico. Analogica e antilogica è la mia mente che ogni tanto non capisce il digitale, che ha bisogno di mille quaderni e taccuini diversi che poi non vengono mai riempiti perché i pensieri analogici spesso sono troppo confusi e scarabocchiati per meritare di venire scritti per davvero.

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Analogico nostalgico, dicono che l’analogico verra dimenticato ma è solo perché non hanno visto quanti quaderni e penne compro io!