Integrating with the English Culture

If I had to rate myself in Integration with the English Culture, I’d give myself a 8 out of 10, even if this might be an excess of arrogance. I believe I deserve that in virtue of the fact that I learned to day-drink in the park, to consider crisps as part of a meal, to enjoy hot tea even in summer.

And yet, this pretty picture of multiculturalism and integration has some shameful gaps that I will confess hereunder.

I hate carpet. To be more accurate, I loathe it. In my Mediterranean mind, it is gross and perpetually dusty. Anytime I read an ad for a place that boasts “newly carpeted”, I think that that’s not a unique selling point but a good reason alone to confiscate the property, because if you actively choose to re-carpet a house, you do not deserve to own one!

I can’t carry more than two cups at a time. This country is full of wannabe jugglers, who proficiently use their skills to snatch more than one cup per paw and bring them safely to colleagues and friends. I might have not applied myself enough, I might have given up too soon, but mamma made me with two Italian hands and I can carry only one cup per hand or make do with, shame on me, a tray.

Cappuccino and croissant (the closest you can get to an Italian cornetto) is still my favourite breakfast. I don’t mean to spit where I eat, literally: eggs and bacon, salmon and avocado, hashbrown and sausages are divine combos, and I go into raptures every single time I sample any of them or all of them together. And yet, sometimes I need to go back to Italian basics and run to the coffee shop round the corner to get a takeaway cappuccino and a croissant.

In order to achieve my Master in Integration with the English Culture, I’ll happily have English breakfasts most weekends and I’ll train to grab 2 cups, at least with my right hand. I’ll never get Distinction, though, because no matter how many times natives try to rationally make me see the cultural and climatic reasons behind it, I will always consider carpet a crime against human rights!

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Autoesame di integrazione alla cultura inglese

Se dovessi dare un voto al mio livello di integrazione, peccando forse di ubris*, mi assegnerei un buon 8 pieno. Dopotutto ho imparato a bere al parco nelle giornate di sole, a considerare le patatine fritte parte integrante di un pasto, a bere taniche di tè anche in in estate.

Eppure in questo idillico quadretto di multiculturalismo, spiccano lacune più o meno gravi che mi rovinano la media.

Odio la moquette, anzi mi fa ribrezzo. Quando leggo annunci immobiliari di appartamenti “newly carpeted”, penso quello non è un selling point ma una ragione per pignorare la casa al landlord, che se stai rinnovando casa e scegli attivamente di rimettere la moquette, una casa di tua proprietà non te la meriti!

Non sono capace di portare più di due tazze per volta. Questo paese è pieno di mancati giocolieri che hanno messo a frutto le loro doti circensi imparando ad agguantare più di una tazza per zampa e recandole a destinazione sane e salve. Sarà che non mi sono mai applicata abbastanza e ho alzato bandiera bianca troppo presto, ma la mamma mi ha fatta con due mani italiane e dunque posso portare solo due tazze alla volta o, alternativamente, ripiegare su un vergognoso vassoio.

Cappuccio e brioche (o cornetto, se vi suona più familiare) rimane la colazione per eccellenza. Non fraintendetemi, uova e bacon, salmone e avocado, salsicce e hashbrown sono combinazioni gloriose e le mie papille gustative vanno in visibilio ogni santa volta che vengono a contatto con una di esse, varianti comprese. Eppure vi sono certe mattine in cui sento il richiamo della tradizione e devo correre al coffee shop di fiducia a comprare cappuccino da asporto e croissant. Ovviamente ci vado in pigiama!

Per alzare la mia media in Integrazione e Multiculturalismo continuerò ad apprezzare le colazioni inglesi e prenderò ripetizioni di giocoleria delle tazze. Non sarò mai la prima della classe perché, per quanto i nativi insistano che ci sono ragioni climatiche e culturali che giustificano la moquette, rimango dell’idea che essa sia un crimine da denunciare alla Buon Costume!

*Tracotanza. Uso paroloni presi dal greco perché ho fatto il classico e mi rifiuto di considerare inutili e infruttuosi quei cinque anni!

Cose che non stancano mai

Vivo a Londra da quasi quattro anni e, com’è inevitabile, la maggior parte di ciò che un tempo mi aveva affascinato, ha ormai perso la magia. Nonostante questo progressivo disincanto, vi sono ancora alcune “Londrerie”, siano essi monumenti, situazioni, scorci, che riescono tuttora a sorprendermi in e rianimare la molestissima turista che è in me! Ne ho selezionate tre, che si sa è il numero perfetto.

  • Le stradine della Londra Ovest. Sarò onesta, il film Notting Hill non è esente da colpe, ma ogni volta che cammino per Notting Hill et similia, lo spirito della turista prende il sopravvento ed io squittisco di tenerezza davanti a ogni casetta dai colori pastello ed ingresso con colonne bianche. Nel mio delirio turistico, comincio a indicare ogni singolo edificio dicendo “Un giorno io vivrò qui…e qui…e qui!”, finché la East Londoner che è in me riprende il controllo della situazione e si accontenta di postare foto di viali fioriti e porte colorate.
  • Volpi e scoiattoli. In quanto milanese, gli unici animali urbani che conosco sono i piccioni. Agli occhi dei nativi, gli scoiattoli sono solo ratti con la coda più soffice e, a onor di cronaca, le volpi sono tutto tranne che tenere e coccolose, eppure per me sono esotiche, dunque perdonatemi se sospiro e scatto foto come una turista impazzita!
  • La vista su Tower Bridge da London Bridge, possibilmente da un autobus, per il valore sentimentale. Articolerò meglio: il momento folgorante in cui ho realizzato, ormai quattro anni fa, che stavo vivendo a Londra, è capitato mentre tornavo da una serata, ben dieci giorni dopo quel fatidico volo di sola andata per L’Inghilterra. Stavo seduta in un famigerato night bus e Tower Bridge scintillava alla mia destra e ho finalmente realizzato: “P***a p*****a della m***a, vivo davvero a Londra!”. E quindi anche adesso la stessa vista mi ricorda quel momento e mi rende un po’ nostalgica e agitata e scurrile ed emozionata e tante altre cose assieme!

Dunque mi chiedo, capita solo a me o anche voi avete un luogo, vista o monumento della vostra città (Milano, Londra, ditemi voi!) che vi trasforma in turisti molesti?

London Things I Never Get Tired of

I have been living in London for almost four years and, inevitably, some things that used to fascinate me have now lost that power. Yet, to my very own surprise, some London “things”, be it a landmark, a situation, a picturesque view, still amaze me. So here I pick three things which bring out of me this embarrassing monster called Inner Tourist.

  • Cute West London streets. The movie “Notting Hill” might have played a part in this obsession, but every time I walk around the area, my Inner Tourist starts fangirling at every pastel coloured building and white columned doorstep, twirling and singing “Someday I will live here…and here…and here!”. Then my inner East Londoner shuts it up and I’m happy with just instagramming my dream house or door.
  • Squirrels and Foxes. In Milan, we have pigeons, full stop. To the locals’ eyes, squirrels are just rats with fluffy tails and foxes are actually pretty mean and noisy, but they are still exotic to us Italians. Plus, they are so cute, so bear with me while my Inner Tourist takes over and I start taking pictures to send to friends and family!
  • The bus ride on London Bridge with the view on Tower Bridge. Now, this has kind of a sentimental value. The moment that made me realise that I was actually living in London, happened about ten days after the actual board-on-a-one-way-flight-to-London day: I was on a night bus crossing London Bridge, and Tower Bridge on the right was showing off, being all pretty and sparkling and London-y and it just popped into my mind: “Holy f***ing s**t I’m living in London!”.  So even now, even if I’m on my way to work or coming back after a crappy day, the sight of Tower Bridge still makes my Inner Tourist go a bit soppy and excited and melancholic and generally a bit crazy!

So I ask you, is it just me or do you have an Inner Tourist too? What of your city, be it London, Milan or anywhere else, brings your Inner Tourist out?