So, when are you coming back?

Last weekend I went back to Milan for a long weekend. I engaged in the usual activities, including going out with old friends, eating my body weight in prosciutto and avoiding the infamous question “So, when are you coming back?”. This is a question I’ve been asked countless times in the past three and a half years, and yet it still succeeds to surprise me. That’s where I have to improvise an answer based on the mood of the day rather than on solid plans for the future. So here you have a few selected variants on the theme of “So, when are you coming back?”.

  • You know, the idea is to come back at some point, but I wanna store some more experience, so that I’ll be able to come back to Italy and do what I want. Sorry what? What is it that I want to do precisely? Uhm, what’s the next question?
  • Here I am. I’m back. I’ve decided I’ll miss my plane tomorrow, I can’t no longer live a life where prosciutto is not a daily feature of my existence.
  • Well, I am not sure but I should start thinking about it, considering that my, once really broad, Italian vocabulary is shrinking, apparently so dramatically that a friend of mine told me she’s worried!
  • Ok, why are you asking me this question, don’t you know that you’re re-triggering my latent and chronic existential crisis, I don’t know when I’m coming back, it’s easy for you, now you made me cry!
  • Never! Now that I am used to living in a country whose inhabitants know how to queue properly and drivers stop at crossings I just can’t go back to the third world that Italy is!

These are just a few picks from a repertoire that is vast and ever expanding, therefore if you are expats too, and have to face the un-mentionable question, let me know your favourite answer, let’s help each other!

modd swings
Me when people ask me “So, when are you coming back?”, (credits to rubyetc.tumbrl.com) 

 

 

Ma allora, quando torni?

La settimana scorsa sono tornata a Milano per un weekend lungo. Ho fatto le solite cose, tra cui vedere le amiche di sempre e tutti i membri stretti della famiglia, mangiare prosciutto crudo fino a scoppiare e dribblare la domanda fatidica: “ma allora, quando torni?”. Questa domanda mi è stata posta innumerevoli volte in passato, eppure ogni santa volta mi coglie impreparata ed io mi ritrovo a improvvisare una risposta, solitamente dettata dall’umore del momento, più che da solidi piani per il futuro. Dunque ecco una breve elenco di alcune di queste risposte, così le sapete tutte e magari la prossima volta non mi chiedete “ma allora, quando torni?”.

  • Ma sai, l’idea è quella di tornare a un certo punto, però vorrei fare un po’ più di esperienza lavorativa, per poi tornare in Italia con abbastanza competenze da fare quello che voglio. Come scusa? Cosa voglio fare di preciso? Ma una domanda di riserva non ce l’hai?
  • Eccomi, sono tornata. Ho deciso che perdo l’aereo di domani mattina, non posso più vivere una vita dove il prosciutto crudo non è parte integrante della mia esistenza quotidiana.
  • Allora, di preciso non lo so, però dovrei considerare l’opzione di fare ritorno in patria soon, visto che il mio Italian sta peggiorando sempre di più. D’altronde al lavoro parlo inglese e anche con le mie flatmates italiane parliamo un po’ un mix, non è che ci mettiamo molto effort a parlare da native speaker quali siamo!
  • Ma perché mi stai facendo questa domanda, non lo sai che stai riattivando la mia latente crisi esistenziale cronica, non so dirti quando torno, la fai semplice tu, ecco ora mi hai fatto piangere!
  • Mai! Ormai sono abituata a vivere in un paese dove la gente sa stare in coda decentemente e gli automobilisti si fermano alle strisce pedonali, qui in confronto è il terzo mondo!

Queste sono solo alcune versioni, il repertorio è ampio e ha sempre bisogno di aggiunte, quindi se siete italiani all’estero anche voi e avete un repertorio simile, fatemelo sapere, aiutiamoci a vicenda!

modd swings
La situazione quando mi chiedono quando torno (credits to rubyetc.tumbrl.com

“She’s from Milano”, or on Style

Milano, the city of fashion. This is another of the many clichés about Italy, one that I never bother contradicting because, after all, it’s an indirect compliment to my sense of style and I am a vain fashionista. That is when I’m in the mood, because when I’m not I might go grocery shopping in my yoga pants or go to work wearing jeans and trainers for a whole week. Long story short, I have my share of guilt when it comes to fashion. Still, I have never scraped the bottom of the shoe box and I like to think that’s because I am from Milano.

I have never walked home barefoot after a night out. Roomy clutches are my religion, because you can shove in a pair of plastic flats, £5 from Primark, and basically save your own life. And yet, some local girls still prefer to stroll through puddles of puke.

I have never worn nude tights. Nude tights are particularly fashionable in London around this time of the year, when billboards scream “spring has sprung!”, Californian fashion bloggers style out flowery outfits, and yet the mercury column still signals 10 degrees. Nude tights might sound sensible indeed, were it not for that “chalk leg” effect, of which the aesthetic value is, in my honest and Milanese opinion, debatable.

I have never taken off my shoes at work. Some colleagues just slip their shoes off under their desk; others scurry freely around the office in their socks or bare feet. I do not care if shoes are uncomfortable, I do not care if keeping your shoes on all day long is unhealthy for your feet (excuses heard in real life!): without shoes your outfit falls apart, put them back on immediately!

That’s the point where some natives mutter “She’s from Milano”, while I try to hide my mismatching socks.

Milano piazza Lavater
A random snap of my very stylish area of Milano

She’s from Milano, ovvero sullo stile

Milano uguale moda è uno dei tanti luoghi comuni sull’Italia. Non mi prendo la briga di correggerlo perché in fin dei conti è un complimento al mio stile e io sono vanitosa e a tratti fashionista. Ad altri tratti però vado al supermercato in tuta o indosso scarpe da ginnastica e jeans al lavoro per una settimana filata. Insomma, i miei passi falsi li ho fatti tutti, a Milano come a Londra. Eppure vi sono dei fondi che non ho mai toccato, mi piace pensare, in quanto milanese.

Non ho mai camminato scalza a fine serata. Siamo in un’epoca di borsette da sera grandi come raccoglitori, infilarci dentro un paio di ballerine pieghevoli, in quanto fatte di cartone, cinque pound da Primark, può salvare vite. Ma no, tante ragazze inglesi preferiscono la camminata nel vomito!

Non ho mai indossato calze color carne. Le calze color carne sono un indumento molto di moda a Londra in questa stagione, quando i cartelloni pubblicitari ci avvisano che la primavera è arrivata ed è il momento di indossare colori pastello mentre fuori ci sono ancora 8 gradi. La calza color carne sembrerebbe una soluzione intelligente, non fosse quel rivoltante effetto “gamba di gesso” che regalano a chi le indossa e che le rende un crimine contro l’umanità.

Non mi sono mai levata le scarpe in ufficio. Alcuni colleghi fanno solo scivolare il piedino fuori dalle scarpe quando sono seduti alla scrivania. Altri zampettano allegramente tra i banchi open plan in calze o a piedi nudi! Il problema non è nemmeno la puzza, che pure è un problema, ma è questione di stile: le scarpe fanno parte del tuo outfit, se te le levi, sei incompleto.

Ed è a questo punto che alcuni nativi commentano “She’s from Milano” con aria saputa, mentre io cerco di nascondere i calzini spaiati!

Milano piazza Lavater
Milano Porta Venezia in tutto il suo stile