Una Giornata

Quello che segue e’ il resoconto di una giornata non tipica, ma sicuramente rappresentativa, della mia doppia vita.

Mi sono fatta violenza e mi sono alzata alle 8 del mattino per incontrare un’amica a colazione, prima che lei andasse al tirocinio, della serie cosa non si farebbe per vedere le amiche e i loro cuccioli pelosi. Siamo andate al bar sotto casa, dove tutto il quartiere va a fare colazione e sembra di stare in un paesello e non in una città medio-grande come Milano. La mia amica mi ha offerto il cappuccino e la brioche, nonostante le mie insistenze, perché “ti vedo una volta ogni quattro mesi”! Ci siamo aggiornate, abbiamo fatto le dovute coccole al cane e ci siamo salutate con la promessa di rivederci a giugno. Sono tornata a casa, ho bestemmiato in turco per chiudere la valigia, ché ogni volta è la stessa storia, un vestitino di qui, una busta di prosciutto di là e alla fine sto facendo un altro trasloco.

Sono andata in aeroporto, ho attraversato il duty free con i paraocchi, ché anche solo a guardare la merce esposta la valigia mi esplodeva, sono salita su quella supposta con le ali che chiamano aereo, mi sono bullata dei due sedili liberi di fianco a me che mi permettevano di stendere le gambe meglio che in business class, poi ho perso la dignità lo stesso quando l’aereo si è esibito in un decollo traballante e ho quasi avuto un attacco di panico.

Sono atterrata, ho attraversato le viscere della città fino a Dalston, il mio quartiere mezzo ghetto mezzo hipster, sono rimasta in casa il tempo necessario per mettere in frigo i prosciutti e sono ri-uscita a sbrigare commissioni e a comprare generi di prima necessità. Nel frattempo ho whatsappato un’altra amica, per vederci la sera stessa e ho dimenticato una commissione fondamentale, ora segnata nella mia to-do list. Sono tornata a casa su un autobus a due piani sgranocchiando patatine biologiche, perché when a man is tired of London he is tired of snacks. Ho disfatto la valigia mentre investivo di parole il nuovo coinquilino canadese che probabilmente d’ora in poi si nasconderà in camera quando sentirà la mia voce; mi sono poi precipitata a incontrare la mia amica a Shoreditch e a ingozzarci di noodles thailandesi, perché quattordici pasti a base di carboidrato in sette giorni non erano  abbastanza. Abbiamo mangiato tanto e riso di più, ci siamo scambiate regalini un po’ a caso un po’ per un compleanno (il mio, tanti auguri a me!). A casa ho fatto una doccia veloce e ho preparato borsa e vestiti per il giorno dopo, avendo cura di scegliere un blazer colorato, visto che la primavera è arrivata anche qui e la popolazione locale ha già cominciato ad affollare i marciapiedi fuori dai pub con bicchieri di birra e gin tonic.

 

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