British Summer

In the last four days London has been blessed with a lovely sunshine and mild temperatures, which made us all scream with joy “Summer is here!”. That is because, change of climate considerate, British Summer still has a lot in common with the Italian spring, which can be confusing for us ItalianInLondon, but it also means that summer comes in April! This very much appreciated heatwave is supposed to end before the weekend but in the meantime, let us all foretaste all those British Summer pleasures we love.

  • Barbecues. I have seen more bbqs in my three summers here than in the rest of my life. Supermarkets are selling their plastic meat with the slogan “It’s barbecue season!” and it seems like everyone is going to a barbecue every other weekend, provided he/she brings a crate of beer per leg (very Italian expression, I hope you get the idea!).
  • The tube’s microclimate. To dress for the weather or to dress for the tube, that is the question? We have to choose between sweating buckets in the tube or freezing at the first breeze. Ok I, Italian with a very low resistance to temperature below 25 degrees, have to choose, you guys keep on rocking your tees with 10 degrees.
  • Alcoholic pic-nics. No better way to spend a sunny day than with your friends on the grass, with an endless supply of various delicacies, such as salt and vinegar crisps, and clearly alcohol of your choice. Depending on how British I want to feel, I pick Prosecco or tinnies of gin and tonic.
  • Blasting air conditioning. Offices have a special control button in their air-con system called “blasting”, to hit in those emergencies when the mercury is soaring and the locals are about to melt.

While I’ll be enjoying all of these amenities, my Italian friends will be invading my FB wall with pictures of their weekends at the seaside, but it’s fine, I’ll be sunbathing in Victoria Park and swimming in G’ n’ T!

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British Summer

Negli ultimi quattro giorni Londra è stata benedetta da sole splendente e temperature primaverili, che ovviamente ci fanno esclamare gioiosamente “Summer is here!”, perché a) non ci sono più le mezze stagioni, b) l’estate inglese è ancora abbastanza somigliante alla primavera italiana, quindi è come se l’estate arrivasse ad aprile.

Pare che questo assaggio di primavera giungerà al capolinea prima del weekend ma nel frattempo lasciatemi pregustare alcune attività tipiche della British Summer.

• Barbecue. Ho preso parte a più grigliate in due anni inglesi che in ventitré italiani. I supermercati vendono la loro carne di plastica con lo slogan “It’s barbecue season!” e ogni parco o fazzoletto di giardino è adatto a gustare delizie alla brace, l’importante è che vi presentiate con una cassa di birra per gamba.
• Il microclima della tube. Con l’approssimarsi di climi più miti, giunge anche la stagione del dubbio amletico: mi vesto da clima esterno o tengo in considerazione i 45 gradi con 100% di umidità della metro e quindi esco in costume, chissenefrega se stasera ci sarà di nuovo il gelo polare artico?
• Pic-nic alcolici al parco. La maniera ideale per trascorrere una giornata di sole a Londra è con amici in uno dei tanti parchi a disposizione, muniti di cibi vari ed eventuali, tra cui patatine fritte al sale e aceto, e una buona scorta di alcolici a scelta. Io di solito opto per gin tonic in lattina o prosecco, a seconda di quanto italiana o inglese mi sento.
• Aria condizionata a palla. Non sto usando un linguaggio colloquiale, i sistemi di areazione degli uffici di Londra hanno una specialissima modalità “a palla”, per quei giorni in cui si toccano i 22 gradi e gli indigeni rischiano di sciogliersi.

Tutte queste amenità non mi impediranno di mandarvi qualche accidente quando vedrò le vostre foto di weekend al mare sulla mia bacheca di Facebook, ma tranquilli, berrò un altro gin tonic e tutto tornerà a posto.

One Day

What follows is the account of a day. it is not a typical one (thank God!), but still, it represents my life quite well.

I forced myself to get up at 8 am to meet a friend for a quick breakfast before she left for work, because when I’m in Milan I’d do anything to meet my Italian friends and their puppies, even getting up early on a holiday morning. We had breakfast in the little café at the corner between my road and hers, where everybody in the neighbourhood goes and it feels more like a little town than an almost-big city like Milan. My friend paid for both the cappuccino and croissants, with the excuse that “I see you once every four months”. For the record, she paid 5 euros, London watch and learn! We chatted a lot, petted the dog a bit and said goodbye with the promise of meeting in a couple of months. I went home and fought with the bag to make it close, muttering profanities for the whole process, because every time it’s the same old story: add a little dress here, add some prosciutto there and in the end it looks like I’m starting the move all over again!

I went to airport, I rushed through the duty free shops, fearing that only looking at the discounted goods would cause the explosion of my red trolley; I boarded the plane and I felt really smug in finding out that the two seats next to me were free. That allowed me to stretch my legs better than in first class but it did not save me from getting half a panic attack when the plane performed a rather wobbly take off.

I landed in Heathrow, cut through the bowels of the city up to Dalston, half ghetto half hipsterland, I stayed at home long enough to store the prosciutto in the fridge and I went out again to run some errands, while texting another friend to arrange a dinner that same evening. I came back home on a double decker bus while snacking on organic crisps, because when a man is tired of London he is tired of snacks; I unpacked my bags and flooded my new Canadian flatmate with words, because I am chatty and multitasking. I then stormed out of the house again, bearing with me the suspicion that the poor guy will now hide in his room whenever he hears me stepping through the door, I met my friend in Shoreditch where we stuffed our face with Thai noodles, because eating pasta for seven days in a row simply wasn’t enough. We ate a lot, laughed more and exchanged presents, some of them random, some of them for a birthday (mine, happy birthday to me!). Once I came back home, I showered and prepared bag and clothes for the next day, purposefully choosing a colourful blazer, because spring has sprung in England too and the locals are now crowding the sidewalks outside pubs and bars with their pints.

 

Una Giornata

Quello che segue e’ il resoconto di una giornata non tipica, ma sicuramente rappresentativa, della mia doppia vita.

Mi sono fatta violenza e mi sono alzata alle 8 del mattino per incontrare un’amica a colazione, prima che lei andasse al tirocinio, della serie cosa non si farebbe per vedere le amiche e i loro cuccioli pelosi. Siamo andate al bar sotto casa, dove tutto il quartiere va a fare colazione e sembra di stare in un paesello e non in una città medio-grande come Milano. La mia amica mi ha offerto il cappuccino e la brioche, nonostante le mie insistenze, perché “ti vedo una volta ogni quattro mesi”! Ci siamo aggiornate, abbiamo fatto le dovute coccole al cane e ci siamo salutate con la promessa di rivederci a giugno. Sono tornata a casa, ho bestemmiato in turco per chiudere la valigia, ché ogni volta è la stessa storia, un vestitino di qui, una busta di prosciutto di là e alla fine sto facendo un altro trasloco.

Sono andata in aeroporto, ho attraversato il duty free con i paraocchi, ché anche solo a guardare la merce esposta la valigia mi esplodeva, sono salita su quella supposta con le ali che chiamano aereo, mi sono bullata dei due sedili liberi di fianco a me che mi permettevano di stendere le gambe meglio che in business class, poi ho perso la dignità lo stesso quando l’aereo si è esibito in un decollo traballante e ho quasi avuto un attacco di panico.

Sono atterrata, ho attraversato le viscere della città fino a Dalston, il mio quartiere mezzo ghetto mezzo hipster, sono rimasta in casa il tempo necessario per mettere in frigo i prosciutti e sono ri-uscita a sbrigare commissioni e a comprare generi di prima necessità. Nel frattempo ho whatsappato un’altra amica, per vederci la sera stessa e ho dimenticato una commissione fondamentale, ora segnata nella mia to-do list. Sono tornata a casa su un autobus a due piani sgranocchiando patatine biologiche, perché when a man is tired of London he is tired of snacks. Ho disfatto la valigia mentre investivo di parole il nuovo coinquilino canadese che probabilmente d’ora in poi si nasconderà in camera quando sentirà la mia voce; mi sono poi precipitata a incontrare la mia amica a Shoreditch e a ingozzarci di noodles thailandesi, perché quattordici pasti a base di carboidrato in sette giorni non erano  abbastanza. Abbiamo mangiato tanto e riso di più, ci siamo scambiate regalini un po’ a caso un po’ per un compleanno (il mio, tanti auguri a me!). A casa ho fatto una doccia veloce e ho preparato borsa e vestiti per il giorno dopo, avendo cura di scegliere un blazer colorato, visto che la primavera è arrivata anche qui e la popolazione locale ha già cominciato ad affollare i marciapiedi fuori dai pub con bicchieri di birra e gin tonic.