Sorry, I’m Italian! – About Stereotypes

There are plenty of stereotypes on Italians: Italians are spoilt by their mamma, Italians are noisy, Italians are unable to queue… Some of them are embedded in popular culture to the extent that I have started believing them myself and using them as an excuse to some of my behaviours. I know it is really cheeky  but, to be honest, “sorry, I am Italian” goes perfectly well with a couple of situations, for example:

  • When I don’t understand. It a very banal excuse but sometimes it’s painfully true! I try not to abuse of this; otherwise I would just contribute to spread the stereotype of the Italian who cannot speak English properly. The only occasions when I put my pride aside is the early mornings, when I wouldn’t understand my mom, forget about a muttering Brit!
  • When I turn into a pastanazi. As I have already explained, I have witnessed too many pastacides in the past two years and now, in order to protect my traditions, I am volunteering to help anytime a non-Italian attempts to cook pasta. My flatmates have soon learnt that and now they agree saying “ok you cook it so you can’t complain”
  • When I am late.  In those occasions I am utterly lying, because I know plenty of Italians who are able to show up on time. Being late is a very personal quality; therefore the correct excuse should be “sorry, I’m me!”
  • When I gesticulate. As a female specimen of homus italicus I am not genetically programmed to keep my hands still while I talk. I am pretty proud of this, because we Italians can have a whole conversation using only our hands! Sadly our physical vocabulary is often reduced to one single hand movement. I’m sure you know what I’m talking about and let me explain once and for all: that means only “why” and “what (the f**k)”. Use it for anything else and you turn into the stereotyped foreigner who pretends to speak Italian!
Supplement to Italian dictionary - Bruno Munari Italian gestures
Supplement to the Italian dictionary.. but don’t overuse it!
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Sorry, I’m Italian – Sugli Stereotipi

Gli stereotipi sugli italiani sono infiniti: italiani mammoni, italiani che urlano, italiani che non sanno stare in coda, il tutto insaporito da pizza, pasta, mafia e alimentato dai media nell’immaginario comune. Sono talmente radicati che ho iniziato a crederci io stessa e ad usare l’italianità come giustificazione per alcuni comportamenti. Cerco di convincermi si tratti di autoironia, o forse è solo sfacciataggine, d’altronde il “sorry, I’m Italian” sembra cascare a fagiolo in certe situazioni, ad esempio:

  • quando non capisco cosa mi dicono. E’ una scusa banale ma, in certe occasioni, dolorosamente vera! Cerco di non abusarne per non alimentare ancora di più lo stereotipo dell’italiano che parla male l’inglese, oltre che per orgoglio personale. Mi concedo questo lusso la mattina appena sveglia, ché quando mi alzo dal letto a malapena capirei mia mamma, figuriamoci un inglese bofonchiante.
  • quando faccio la pastanazista. Come ho già detto, ho assistito a troppi pastasciutticidii e dunque, per salvare la tradizione e le mie coronarie, se c’è da cucinare una pasta in ambiente inglese mi offrirò sempre volontaria. Non ho ancora incontrato resistenza perché cosa si può ribattere a una motivazione del genere? A casa ormai l’hanno imparato e sono i primi a dirmi “falla tu, così non ti lamenti”.
  • quando sono in ritardo. Questo, lo ammetto, è uno spudorato abuso di stereotipo e chiedo scusa a voi, italiani puntuali, per perpetuare impunemente il luogo comune e macchiare la vostra reputazione per una personalissima incapacità di calcolare le tempistiche e rispettare gli orari stabiliti. Mea culpa.
  • quando gesticolo. In quanto esemplare di femmina italica non sono geneticamente programmata a tenere le mani ferme mentre parlo e di questo io andrei fiera! Noi italiani potremmo intavolare un’intera conversazione basandoci solo su gesti, eppure qui il nostro vocabolario fisico viene ridotto al solo gesto del “perche'”, accoppiato a random a qualsiasi parola che l’inglese medio sappia masticare, tipo “ciao” o “buonissimo”. Tutto cio’ mi causa chiaramente qualche scompenso, ma questa e’ un’altra storia.

gesticolare all'italiana - gesticulate like an italian

Trilinguismi: a lezione di spagnolo con la polizia

Capita a volte di sentire un lancinante bisogno di Mediterraneo nel bel mezzo dell’inverno e di prenotare di getto un volo low cost per Malaga. Capita di atterrare in terra spagnola pregustando le tapas e la sangria. Capita infine di presentare la propria carta di identità al controllo documenti e venir portate in uno stanzino nelle retrovie dell’aeroporto perché quel pezzetto di carta presenta delle anomalie. È una situazione che non vi auguro, soprattutto se la vostra conoscenza della lingua si limita a un pugno di vocaboli e una generosa dose di entusiasmo!

La vacanza ha quindi avuto un inizio rocambolesco, con tanto di poliziotti che carcavano di valutare se fossi una criminale o meno, la sottoscritta che tentava in “españano” di spiegare che no, non sono una terrorista e quello è un documento di identità valido, e una mattina passata su un taxi alla ricerca del consolato italiano di Malaga, che ha due indirizzi su internet, entrambi sbagliati!

È stata una piccola ma stressante epopea ma, se non altro, ho avuto la magra consolazione di riuscire a capire: non ho mai studiato spagnolo, tutto quello che so l’ho imparato da autodidatta o l’ho racimolato nel momento del bisogno, il che significa che so declinare il verbo essere e sono espertissima in materia di copas, noches e chupitos, ma di certo non ero preparata alla situazione “scopri assieme ai poliziotti perché il tuo documento è segnalato nel sistema di Schengen. Rispondi alle domande inventando i verbi”.

I drammi da documento non hanno comunque rovinato lo spirito del weekend, che è proseguito tra risate, calamari fritti, e viste di questo genere.

La Manquita, cattedrale di Malaga
Notare il cielo azzurrissimo, prego.

Sono ritornata a Londra con uno stomaco pieno di frittura di pesce e buon vino, un pochino di abbronzatura e ricordi idilliaci di cieli azzurri tersi in scorte sufficienti a sopportare la fine dell’inverno inglese; nel caso il clima londinese decida di saltare la primavera, la Spagna è solo a un volo Ryanair da qui. La prossima volta però mi studierò qualche regola grammaticale, perché capire, o meglio assorbire, quello che ti viene detto ma non riuscire a rispondere perché non sai coniugare i verbi è frustrante assai e devi subito consolarti con una cerveza o un giro in altalena sulla spiaggia.

Amica su un'altalena della spiaggia di Malaga

Comunicazione di servizio: io scrivo anche qui, quindi se siete interessati a sapere qualcosa di più sul viaggio in sé e a leggere le mie infinite ciance su giornate soleggiate, rumore del mare, stradine acciottolate e movida dal sapore latino (e un po’ tamarro), stay tuned!

Trilingualism: Spanish Lessons with the Police

Sometimes you feel a piercing need for the Mediterranean and you book a low cost flight to Malaga, Spain, to escape the miserable winter. Sometimes you land on Spanish soil looking forward to tapas and sangria. Sometimes you present your flimsy-but-still-valid-to-travel Italian identity card to the custom officer and find out that there’s an anomaly with that little piece of paper. This last one is a situation I do not wish for anyone, especially when your knowledge of the foreign language is limited to a handful of words and a lot of enthusiasm.

The beginning of the holiday was therefore pretty thrilling and included four or five policemen trying to assess whether I was a criminal or not, me trying to prove that I am a good EU citizen with a valid travel document and a whole morning spent in a taxi trying to find the Italian Consulate, which has two different addresses on the internet, both wrong!

During this little but stressful adventure my only consolation was that at last I managed to understand what I was being told, considering that I have never studied Spanish and all I know has been self-taught and driven by the needs of the moment. This means that I master the verb “to be” and a whole array of night terms such as noche, chupito, copas, but I was most definitely not ready to work on the situation “find out with the policemen why your document has a warning coming up on Schengen’s database. Do it by inventing verbs.”

Luckily, the holiday wasn’t spoiled by this inconvenience and my travel buddy and I spent three lovely days eating fried fish and soaking up Mediterranean sun.

La Manquita, cattedrale di Malaga. Cathedral
Very blue sky

I came back to London with a full stomach and enough idyllic memories of blue skies and sunny views to get me through the end of the English winter. In case it doesn’t end, Spain is just one Ryanair ticket away. Maybe next time I’ll study some grammar rules, because understanding, or better said absorbing, what you’re told but not being able to reply because you can’t conjugate verbs is frustrating indeed. Still, you can cheer up with a cerveza or a round on a beach swing!

Amica su un'altalena della spiaggia di Malaga. Friend on a swing on the beach of Malaga Malaga