Lost in Pronunciation: Io e la Mia Borsa Pornografica

Ho già ammesso senza vergogna di avere una pronuncia italiana, cosi’ e’ stato e cosi’ sara’. Sono sopravvissuta due anni con questo difetto e la maggior parte delle volte sono sopravvissuta senza problemi. Ci sono state un paio di volte però, in cui la mia pronuncia difettosa, probabilmente accentuata da una dose troppo massiccia di caffeina, ha dato vita a frasi a dir poco ambigue. Ad esempio, c’è stata quella volta che:

  • volevo andare a letto con i miei stivali. E non intendo andare a dormire con le scarpe su, ma andarci a letto. I miei desideri erano molto più innocenti ma forse espressi con molta fretta e poca cura della pronuncia, perché un insolito ma casto “I wanna hug them” si è trasformato in “I wanna fu*k them”.
  • volevo comprare una borsa pornografica. Se ci pensate, è il perfetto tocco finale per un outfit da sera: vestitino, rossetto e borsa pornografica: chi ti resiste? La risposta potrebbe essere “tutti”, perché l’oggetto in questione era in realtà una clutch da sera a forma di unicorno olografica, a mio parere bellissima ma non necessariamente atta a conquiste maschili. Se però si volesse esplorare il tema dei messaggi subliminali, si potrebbe discutere all’infinito del corno dell’unicorno…
  • ho comprato una Moleskine dei peni. Lo dico subito, la mia agenda 2014 era una Moleskine dei Peanuts! Cosa volete che vi dica, gli italiani pensano sempre al sesso e io, non essendo da meno, me lo volevo portare tutti i giorni in borsetta! Ho già twittato un suggerimento all’azienda per la collezione 2016, purtroppo nel 2014 mi sono dovuta accontentare di qualcosa di ordinario e noioso come Snoopy & co.

Nuove Abitudini – Pt. II

Ho già parlato di come l’espatriato acquisisca abitudini tipiche del paese adottivo, ma mi sono concentrata esclusivamente sull’aspetto alimentare. Sebbene il cambio di alimentazione sia la maggior causa di disagio in ogni esemplare di Italianoallestero, questo processo di adattamento non si limita esclusivamente all’alimentazione, bensì si applica all’intero stile di vita. E quindi eccovi tre nuovi comportamenti, rigorosamente made in UK e totalmente indipendenti dal cibo:
• Disprezzare dal profondo del cuore chi si ferma sul lato sinistro della scala mobile della metro. Questa è stata un’abitudine più facile da acquisire in quanto il suddetto comportamento è socialmente inaccettabile anche a Milano. Diciamo che a Londra ho solo dovuto perfezionare la tecnica.

• Chiamare le linee della metro con i nomi invece che coi colori. All’inizio della permanenza londinese questo metodo mi pareva alquanto macchinoso, poi ho tentato di fare la distinzione tra la light blue (Victoria) e la dark blue (Piccadilly), e da lì mi sono convertita. Ci è comunque voluto un anno abbondante di allenamento, perché Londra vanta tredici linee, di cui alcune con nomi non esattamente ovvi.

• Uscire di casa con i capelli bagnati. Gli italiani, e tutte le popolazioni mediterranee, temono il freddo e lo considerano causa di tutti mali del mondo, crisi economica mondiale inclusa. Non asciugarsi i capelli è un peccato capitale in qualsiasi situazione tranne al mare in spiaggia, pena il famigerato Colpo di Freddo. Due anni di Inghilterra mi hanno semi-esorcizzata e mi azzardo a uscire di casa con i capelli umidi, udite udite, persino in inverno! Sorvolerò sul fatto che lo faccio per percorrere massimo 5 metri e rigorosamente alla velocità di una gazzella sotto effetto di anfetamine.

New Habits – Pt. II

I have already mentioned how the expat adapts to his or her adoptive country’s lifestyle, but I focused mainly on food. As much as alimentation is one of the main concerns of any specimen of Italianinlondon, this adaptation process applies to the whole lifestyle. So here’s three new habits, strictly made in the UK and totally independent from food.

• Despising those who stand on the left side of the escalator. To be fair, this type of behavior is socially unacceptable in Milan as well, so it was easier to acquire. I just had to step up my game.

• Calling tube lines with names instead of colors. To Londoners this might sound awkward, but Milan has only four lines, officially recognized as Red, Green, Yellow and Lilac. The more naive and just-moved-to-London me tried to apply this system to the thirteen-lined web that is the true heart of the city, but declared white flag when the time of distinguishing between “dark blue” and “light blue” came. Yes, I am talking about Piccadilly and Victoria line, whose names are still not totally obvious to me! I mean, I get that they’re name of stops, but why didn’t they call it “Cockfosters” instead of Piccadilly?!

• Getting out of the house with wet hair. Mediterranean populations blame cold for all the misfortunes of the human race, Global Economic Crisis included. Leaving your hair wet is considered a capital sin in every situation, except the beach, let alone getting out with your locks still wet! You will surely catch a Coldstroke, term that I had to translate literally because even Google Translate refuses to do it! I am now almost free from the Coldstroke fear and I dare to pop out of the house with my hair wet, even in the winter, although it is exclusively to run from one building to the other at the speed of a gazelle high on MDMA!

Going Back Home

Christmas break is sadly over, I’ve been back in the UK for more than a week now and I had the chance to think about the word “home”. I simply realized that I use this word indiscriminately to designate both my houses: the lovely Milanese flat overlooking some lonely palm trees (not joking, you can check my IG below to verify!) and the overcrowded conglomerate of bedrooms in the Dalston ghetto (which has been documented on IG as well)

The concept of “home” goes beyond those four walls: home is where your mom lives and where she stores chocolates to hide in your bag, just so you find a little surprise when you’ll be back in the UK and unpacking; home is where 5 other people sleep, cook their meals and are always willing to pop to the shop and buy you orange juice when you’re sick. At home the fridge is overflowing with prosciutto and salame that you will eat with no regrets; at home you wake up hung over on Saturday morning and catch up with your flatmates, exchanging drunk stories in a language that is not your native one.

So for the tenth time (I actually counted them!) I boarded a flight, unsuccessfully hiding my panic attacks (because yeah, I am a neurotic coward and I’m scared of flying) and I left my home in Italy to get back to my home in England. Ten days earlier I had returned to my Italian home. From whichever perspective you look at it, there is no real “leaving” for me, it’s always a return: I return to Milan, where I left a big chunk of my life, and I return to London so I can build a new one.

With this highly emotional post I wish you a 2015 full of people that will make you feel at home. Happy New Year!

Tornare a Casa

Le vacanze di Natale sono ormai passate, io ho fatto rientro in terra anglofona da più di una settimana e ho avuto modo di riflettere sul concetto di “casa”. Mi sono resa conto che uso la parola “casa” indiscriminatamente per entrambi i luoghi: l’appartamento di Milano affacciato sulle palme (se mi seguite su Instagram saprete che non sto scherzando), e il sovraffollato ammasso di camere  londinese, in un blocco degno del Bronx (altrettanto magistralmente documentato su IG).

Perché dopotutto il concetto di “casa” va oltre quelle quattro mura: è dove c’è tua mamma che, in previsione delle tua assenza per il giorno della Befana, ti nasconde i cioccolatini nella valigia per farti trovare una sorpresa; casa è dove ci sono altre cinque persone che, quando sei colpita da faringite acuta, ti comprano medicine e succo di frutta. Casa è dove il frigorifero è pieno di salumi che ingurgiterai ridendo in faccia alla cellulite, ma anche dove quei cinque coinquilini al sabato mattina ti raccontano, in una lingua diversa dalla tua, le avventure alcoliche della notte appena trascorsa.

E quindi per la decima volta (le ho contate davvero), sono salita su un aereo e, tra un attacco di panico e l’altro (perché sì, sono una nevrotica pusillanime e ho paura dell’aereo), ho lasciato la mia casa in Italia e sono tornata a casa in Inghilterra. Dieci giorni prima avevo fatto ritorno alla mia casa italiana. Per me l’andata non esiste, da qualunque lato la si guardi, io torno e basta: torno a Milano, dove ci sono i miei affetti e un bel pezzo di vita, e torno a Londra a cercare di costruirne un pezzo nuovo.

Con questo post ad alto tasso emotivo vi auguro un 2015 pieno di persone che vi facciano sentire a casa. Buon anno!