New Habits

It is inevitable, when moving to a different country, to acquire some of the local customs and behaviours. At the very beginning you are stubborn and nationalist: “I am Italian, I am NOT doing this!” In the end you yield and adapt to the local culture, as that is the only way you can survive without getting a proper identity crisis or a nervous breakdown. I am now confessing two examples of my cultural betrayal, but I want to stress the fact that these abominations happen only when I am on the island. In Italy I still have a reputation!

  • Having cappuccino in the afternoon. As I have already explained, cappuccino is a breakfast drink and drinking it in the pm is just a big “no-no” in Italia. In London, though, if you’re going to a café, chances are that you planned to stay for at least a couple of hours, armed with your Mac or second-hand book. In this scenario, one long-lasting beverage is wiser and more cost effective than 7 espressos and so let it be cappuccino!
  • Having dinner before 8 pm. I cannot say exactly what makes it so wrong, but it is and therefore every time I broke this rule back home, my dinner was cooked in anxiety and seasoned with guilt. Now that I live in a country where dinnertime is so much earlier, I can finally enjoy the taste of my pasta without feeling like a criminal. But it is always pasta and pasta only, because I still need to keep an Italian façade!

As you might have noticed, both these new habits have to do with food. I’m not even going to give an explanation for this, only that I am Italian and therefore a food Nazi. In fact, you can expect more posts on this topic!

Zerolinguismo: sull’Ignoranza e le Lingue come Puri Suoni

Sono appena tornata da un weekend in Germania, per la precisione a Colonia, dove ho passato più tempo a entrare e uscire da Bäckerei (panetterie) che a girare monumenti.

In questi due giorni ho vissuto in uno stato di totale zerolinguismo, oltre che di obesità! Zerolinguismo e’ quella condizione di inettitudine e ignoranza per cui non comprendi nemmeno se il tuo interlocutore ti sta salutando o insultando, differenza peraltro non percepibile in tedesco!

È una situazione frustrante per chi conosce due lingue (indovinate quali), ne ha studiata e dimenticata una terza (russo) e fa finta di parlarne una quarta (spagnolo). La verità è gli ultimi viaggi mi hanno sempre portata in paesi in cui potevo capire il minimo indispensabile per sopravvivere da sobria e stringere amicizie durature da ubriaca. In Germania NO. In Germania avrei potuto essere sorda, neanche la birra locale mi poteva aiutare!

Una volta sorpassata la frustrazione per non poter comunicare e non avere abbastanza tempo per assorbire le frasi base, questo weekend è stato linguisticamente rigenerante: non capire nulla significa potersi godere il suono della lingua, nudo e puro, svuotato di ogni significato. È la sensazione diametralmente opposta a quella di tornare a casa (per ulteriori dettagli tornare qui)  e l’idea che non percepirò mai l’italiano come puro suono ma sempre come significato innanzitutto mi lascia un po’ di amaro in bocca.

Questo weekend e’ anche servito per appurare che il mio non era un pregiudizio, il tedesco suona tagliente anche quando la commessa sorridente della Bäckerei ti sta vendendo il più dolce degli strudel!

Prestinaio

Chi mi conosce penserà che la scelta di questa parola sia dovuta al mio amore incondizionato e ai limiti dell’ossessivo per i carboidrati. Non risponderò a queste malevole accuse, mi limiterò a procedere per la strada del post, che mi figuro poetico e lievemente nostalgico.

La definizione del vocabolario Treccani per prestinaio recita:

“S. m. (f. -a) [adattamento toscano del milanese prestiné, che è il latino tardo pistrinarius, derivato. di pistrinum «mulino, forno»], antico e regionale – Fornaio, panettiere.”

Sono di Milano ma non spiccico una parola di dialetto, questa è una delle poche voci che ho memorizzato grazie alle nonne milanesi e altri anziani. Una per tutti era la famosa signora Anna, che era di MilanoMilano e usava parole milanesissime come prestinaio. La signora Anna abitava nel palazzo di fronte al mio e faceva un po’ da nonna a tutti i bambini del quartiere.

Ho scelto la parola prestinaio perché è legata a dei ricordi d’infanzia. Spesso sono gli odori, i suoni, le fotografie, che ci rammentano di un episodio passato, un gioco, una vacanza, un amore. Io penso che le parole possano fare lo stesso e, quindi, io oggi scelgo di salvare prestinaio e i ricordi che si porta con sé. Spero abbiate anche voi una parola, o più d’una, che riapre quei cassetti della memoria che parevano sigillati e dimenticati da tempo.

E comunque sì, ho scelto prestinaio anche perché la focaccia mi manca più della mia mamma, del mio papà e della lavastoviglie messi assieme!

American English or British English?

It being understood that my accent is Italian, my ideal speech still swings between the American and the British one, which tells you that, notwithstanding my stance on my linguistic flaws, I am still trying too hard.

I’ve always preferred the American accent, loud and fun, but recently I’ve started to appreciate the smooth musicality of the British tongue. This historical preference was also due to habit, as I’ve been exposed to more American TV series, movies, music etc. That is also one of the reasons why the first few months in the island have been linguistically hard: in case you haven’t noticed, Americans open their mouth when they speak, which makes them much easier to understand. Well behaved Brits, on the other hand, don’t really seem to grasp this concept! The downside of this partiality is that nothing could appeal to me more than speaking like a Texas rancher chewing tobacco.

Now, after two years of UK, I do understand why people daydream about the posh British accent, though I’d like you innocent souls to notice that the Queen’s speech is one thing, Geordie Shore’s is another and when you say British, you’re referring to both! Unfortunately there is no reason whatsoever to aspire to the second one.

It’s been almost a year since a friend of Italy said that my accent was turning British. When I reported this story to my English colleague, she just laughed her lungs out while my blossoming hopes shattered in front of her very eyes and lungs. Today, I consider my accent Italian, with an improvising note of American or British, depending on the situation and the company. Because I’m well known for being incapable of making decisions, and I see no reason to start now!