Amanuense

Si riferisce a coloro che, prima dell’invenzione della stampa, copiavano a mano i manoscritti. Il termine risale all’antica Roma e tuttora si può utilizzare per indicare chiunque scriva a mano documenti o atti. Quando leggo questa parola però, a me viene in mente prima di tutto il monaco amanuense, sarà che alla fine è quello che ho sentito nominare fin dalle elementari. D’altronde la parola in se rende bene l’idea: me lo immagino il monaco, chino sulla sua scrivania nello scriptorium, nel silenzio più profondo, che fa scorrere la penna sulla carta, ma lentamente, affinché l’inchiostro non macchi la pergamena. Anche amanuense è una parola da pronunciare lentamente, scendendo giù di tono su quella “u” che, se trascurata, ci restituisce un amanense. A quel punto non possiamo stupirci se il nostro monaco salta un paragrafo e ci lascia con un codice sbagliato.

Salvaparola

Il problema, o uno dei tanti, di parlare quotidianamente due lingue è che a volte sembra di regredire nella propria lingua madre. Ci tengo a sottolineare che non mi riferisco alla grammatica, i congiuntivi e i condizionali rimangono ben fissi nella zucca; sto pensando, più romanticamente, alle sfumature della lingua, alla ricchezza del vocabolario.

Ogni tanto, pare di dimenticarsi dell’esistenza di quelle parole non di uso comune, parole onomatopeiche, parole descrittive per la semplice successione delle lettere, parole formate da suoni inconsueti, che vanno pronunciate accuratamente, con tutte le giuste arrotazioni e distensioni delle labbra, parole che meritano attenzioni.

Da qui l’altra metà del blog, Salvaparola, dove si sceglie una parola e si fanno associazioni mentali a partire da essa. E così salvo un po’ le parole incagliatesi in qualche secca del mio cervello e, allo stesso tempo, salvo il mio italiano dall’atrofia, lo libero dai confini della quotidianità e del gergo semigiovanile del che sbatti, becchiamoci stasera, piglia su del vino che stasera ci spacchiamo.

Disclaimer: io e i miei amici italiani non siamo una banda di babbuini bamboccioni e balbettanti (cit.), sappiamo esprimerci in maniera forbita tanto quanto siamo capaci di infilare una generosa serie di imprecazioni alla vista dell’ennesima variazione di clima in una giornata.

Nostalgia Linguistica

Capita che a volte, in un momenti di distrazione, senti parlare i tuoi colleghi nell’ufficio accanto e ti sembra di carpire qualche parola nella tua lingua madre. La gioia iniziale si trasforma subito in sconforto, perché la tua collega si chiama Francesca giusto per caso, è  inglese dalla punta dei capelli biondi fino all’unghia del mignolino e di italiano non mastica mezza sillaba. E tu lo sai perfettamente! Ti rendi conto allora che è il tuo nostalgico inconscio di emigrante a farti brutti scherzi. Lo perdoni giusto perché per un breve ma glorioso momento, ti sei sentita a casa.

Poi pensi che, in un certo senso, è meglio che tu non sia in grado di capire in automatico tutti i discorsi attorno a te: finiresti per origliarli tutti e ignorare (semi)impunemente la pioggia di mail di lavoro.