Commensale

Commensale. Chi mangia con te. Chi condivide con te il sacro momento del pasto. Un significato tanto bello, per una parola che invece, nella mia mente, mantiene una connotazione tanto negativa perché contenente la parola mensa. Non so voi, ma io delle mense scolastiche non ho affatto una bella memoria. Ricordo pasta tanto scotta da appiccicarsi al piatto e a prendere la forma della fondina di cartone plastificato. Ricordo pasti grumosi, odore fetido e insegnanti che litigavano, imploravano, minacciavano per farti ingoiare un boccone in più. Che, se ci pensate, che compito ingrato avevano!
E invece commensale veicola condivisione, complicità, amore, casa. Quindi d’ora in poi, quando cenerò con un’amica o una coinquilina, mi impegnerò a vederla come una mia commensale, nella speranza che questa parola perda quell’aura di maleodorante squallore e acquisisca invece in grazia, calore, condivisione.

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The Emigrant’s Luggage

The emigrant’s luggage still holds the function it used to have when it was made out of cardboard, held closed with twine and no one at the gate of the transatlantic checked that they had just one piece of luggage, because they did not pay for priority! The emigrant’s luggage is filled with pieces of home that will make the leaving less traumatic and will bring comfort in those moments of homesickness. Because we all agree that nothing is more comforting than a nice bowl of pasta, it will come as no surprise that the emigrant’s luggage is often filled with food!

Here is a list of the victuals that found a spot in my bag after the Christmas break. I shall warn you, it is representative but by no means complete.

  • Pasta, obviously. The lack of variety in the pasta aisle of British supermarkets breaks my pastafarian heart. In this cruel world of spag-bol, I rebel by filling my luggage with trofie, spaghetti alla chitarra and bucatini. On top of these more exotic shapes, I also carried spaghetti and linguine Garofalo, which, I admit, I can find also in London, but they were so much cheaper in Milan, it would have been rude not to.
  • Cured meats. Prosciutto crudo holds a priority spot in the emigrant’s luggage. It’s always purchased fresh from a butcher, packed airtight and it brings me pure joy in those grey days when I bring it as my packed lunch in the office.
  • Passata Mutti. It’s, in my opinion, the yummiest on the market and I have never seen it in a British shop, so whenever I travel with a fancy checked baggage I bring a couple of cans.
  • An assortment of other edibles that I cannot find in the UK and that, as soon as I see them on the shop shelf, I need to taste them again, that very moment. If you ever find yourself wandering in an Italian supermarket, pay attention to Più Gusto crisps, or the vast biscuits line by Mulino Bianco, which are the main part of many Italian breakfasts.

A month after Christmas, the stock of Italian groceries is greatly depleted. There won’t be an trip to Italy until May so, until then, my lunches and breakfasts will be sad!

cibi italiani da portare a Londra, Mulino Bianco e Barilla , pastasciutta e passata Mutti per tutti.
Part of the packing process is taking pics of the food!

La valigia dell’emigrante

La valigia dell’emigrante mantiene ancora il valore e la funzione di quando era fatta di cartone, si chiudeva con lo spago e non c’era nessuno al gate del transatlantico che ti obbligava a ficcarci dentro ogni tuo singolo avere. La valigia dell’emigrante trasporta pezzettini di casa, atti a rendere il distacco meno traumatico e a confortare in momenti di nostalgia. E siccome nulla è più confortante di un piatto di pastasciutta, va da sé che la mia valigia dell’emigrante contenga perlopiù cibo!

Ecco quindi una lista rappresentativa, ma non esaustiva, dei generi di conforto che hanno trovato posto nella mia valigia al ritorno dalla visita natalizia.

  • Pastasciutta, appunto. La mancanza di varietà negli scaffali dei supermercati non italiani provoca al mio cuore pastafariano uno sconforto inenarrabile. In questo mondo di spag-bol, io mi ribello e porto dall’Italia bucatini, spaghetti alla chitarra e trofie! In aggiunta agli esemplari esotici, trasportavo anche una scorta di spaghetti e linguine Garofalo. Si trovano anche qui, ma a Milano erano in offerta e lasciarli lì pareva quasi maleducato.
  • Salumi. Il prosciutto crudo è una costante della valigia dell’emigrante, rigorosamente comprato dal salumiere di fiducia, che ormai sa che quei pacchettini di felicità sottovuoto volano a Londra. Si accompagna a coppa, speck e qualche pacchetto di pancetta dolce e affumicata, che non saranno come il guanciale, ma meglio del bacon sì!
  • Passata Mutti. È la più buona del mondo e in Inghilterra non la trovo mai; per di più è un liquido e quindi dovevo approfittare del bagaglio da stiva che mi ero sfarzosamente concessa.
  • Altri commestibili che difficilmente trovo in Inghilterra e quindi, quando li vedo in Italia, sento il desiderio di riassaggiarli. Tra questi ci sono tutti i prodotti Mulino Bianco, Crostatine al cioccolato in particolare, i Crostini Dorati e le Più Gusto San Carlo al gusto vivace.

Questa selezione luculliana sta per finire e la mia prossima tappa in Italia è programmata per maggio. Mi toccherà fare la carbonara col bacon, ché a mali estremi, estremi rimedi!

cibi italiani da portare a Londra, Mulino Bianco e Barilla , pastasciutta e passata Mutti per tutti.
A me prima di mettere i cibi in valigia, piace farci un bel servizio fotografico!

Il Limbo

In quanto bilingue (più o meno), c’è una dubbio che mi attanaglia ogni volta che mi sposto da un paese all’altro: quando è opportuno cambiare lingua? Sull’aereo? Una volta atterrati all’aeroporto italiano? Fin dal primo passo fuori di casa, perché alla fine della fiera sei un’italiana a Londra, che vive con italiane e che si sta mettendo in viaggio verso l’Italia, ma che domande ti fai? Nonostante siano ormai cinque anni e mezzo che percorro il tragitto Londra-Milano, ogni volta il mio sentimento al riguardo cambia e dunque mi tocca rivalutare la mia posizione come se fosse la prima.

Ad esempio: il mio vicino di aereo è italiano? Se puzza come un posacenere invecchiato, annata 1972, probabile che lo sia. È il caso che lanci segnali d’italianità anch’io, ad esempio estraendo dalla borsa un panino al prosciutto come snack da volo, invece delle inglesissime patatine?

Se invece i miei vicini sono inglesi, sfoggio il mio inglese, accentato ma anche molto fluent, oppure rinnego tutti gli sforzi e lascio che l’accento italiano abbia il sopravvento, ché tanto tra poco sarete voi gli stranieri, povere anime infelici!

Una volta atterrati, tocca scegliere l’etichetta cui adeguarsi al controllo passaporti. Fare lo slalom e superare più passeggeri possibili o accodarsi ordinatamente come le persone civili, e scoccare occhiate severe a quei barbari che, invece di mettersi in fila, fanno un grappolo?

Domande, domande, domande! Come regola generale, dopo il controllo passaporti torno a essere ufficialmente un’italiana in Italia: il poliziotto si merita un sorriso vero e un sonoro “arrivederci!” E via di corsa, gambizzando impunemente col trolley chi si mette sul mio cammino, che a casa c’è del prosciutto crudo che mi aspetta!

Se invece si viaggia verso una terza nazione, ad esempio il Portogallo, a che cultura conformarsi? Mantenere quel fattore di cool-ness che l’Inghilterra ci ha inculcato a forza, o lasciarsi andare alla mediterraneità finora imbrigliata?

Domande, domande, domande, appunto e di risposte, ahimè ancora ben poche!

milanomilano
Fun fact: la bandiera di Milano, ovvero la croce di San Giorgio, è anche la bandiera dell’Inghilterra.

The Limbo

Being (sort of) bilingual, there’s a question that anguishes me whenever I commute between my two homes: when are you supposed to switch? On the plane? At the Italian airport? Right when you step outside your London flat, because in the end you are Italian living with Italians and travelling to Italy, duh! The thing is, every time I feel differently about this conundrum and I have to assess each journey as the first one.

Is my seat neighbour Italian? If he reeks of ancient ashtray, probably!
Should I give a signal, like talking with a very thick accent or eat a homemade panino col prosciutto as a plane snack?

And what if they’re Brits? Do I want to keep my hard-fought English fluency as a badge of honour or do I feel like showing off, we are going to my country, I’m speaking Italian while you are just sad and clueless?
What about the queuing etiquette? Do I sneakily jump in front of as many people as possible or do I line up with the civilised and shoot judgemental looks at the barbarians that clump instead of queuing?

So many questions! Usually, a good place to let go of my Italian-in-London self is after passport control: the officer deserves a smile and a loud Arrivederci! And off I go to the cab station, as quickly as possible and you better get out of my way or I’ll make you trip on my wheelie bag, there’s prosciutto waiting for me at home!

And what happens when you travel from London to a different country, say Portugal? What culture should you conform too? Keep the English cool that you absorbed for the past five years, or let out your Mediterranean-ness in all its friendly and loud glory?

As I said, so many questions and, even after all these years, so few answers.

milanomilano
Funnily enough, Milano’s flag is the same as the English one, the Cross of St. George